Gli antichi romani non avevano a disposizione la carta igienica, inventata in epoca più recente, quindi alla toilette dovevano arrangiarsi in altri modi.

L’abitudine più diffusa era quella di utilizzare il tersorium, un rudimentale strumento che però faceva più male che bene…

Il tersorium: una spugna al posto della carta igienica

Ma che cos’era il tersorium (o xylospongium)?

Si chiamava così un piccolo oggetto ottenuto fissando una spugna marina ad un bastoncino di legno, che si adoperava per pulirsi le parti basse dopo aver espletato le funzioni corporali.

Dopo l’uso il bastone veniva sciacquato in un secchio di aceto diluito o di acqua e sale, un gesto che non era affatto sufficiente ad igienizzarlo, ragion per cui è facile ipotizzare un’incontrollabile proliferazione di germi e batteri.

Un’evenienza, quest’ultima, ulteriormente facilitata dall’abitudine dei romani di recarsi in bagno insieme agli altri.

La condivisione della toilette e i problemi igienici

I romani avevano un concetto piuttosto ampio di privacy e consideravano l’espletamento delle funzioni corporali qualcosa da poter condividere con gli altri, senza alcuna vergogna.

In poche parole, andavano al bagno tutti insieme.

A parte rare eccezioni, infatti, essi si recavano nella latrina pubblica, una sorta di toilette costituita da una fila più o meno lunga di sedili in pietra, spesso senza alcun divisorio fra l’uno e l’altro, e facevano i propri bisogni.

Anche il tersorium veniva condiviso e quindi non si fa fatica ad immaginare quante malattie infettive si diffondessero proprio a causa di questa usanza.

Ad ogni modo, è bene ricordarlo, i romani sono fra i popoli antichi più ligi in fatto di pulizia, solo che la mancanza di conoscenze in ambito batteriologico, li portava inevitabilmente a porre in essere abitudini sbagliate (Foto da: etsy.com).

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About the Author: Maria Paola Macioci