//Da Vedere: Fontana Tancredi a Brindisi

Da Vedere: Fontana Tancredi a Brindisi

Fontana Tancredi a Brindisi

Fontana Tancredi a Brindisi

L’articolo che segue è stato scritto da Pierluigi Papa, ideatore e redattore del sito brindisimedievale.blogspot.it, interamente dedicato alla storia della città di Brindisi.

Buona lettura.
Fontana Tancredi (Brindisi) prima del restauro

Fontana Tancredi (Brindisi) prima del restauro

La Fontana Tancredi, denominata Fontana Grande, è la più antica tra le fontane brindisine, già esistente nella Brundisium romana nell’attuale Viale Provinciale per San Vito tra i rioni Minnuta e Casale, quello che era un tratto della via Appia¹.

Nell’agosto 1192 nella Cattedrale di Brindisi² si celebrarono le nozze tra il figlio del re di Sicilia Tancredi d’Altavilla³Ruggero⁴ con Irene Angelo⁵, figlia dell’imperatore, o basileus, di Costantinopoli Isacco II⁶. Il padre dello sposo, per celebrare questo avvenimento decise di costruire la fontana su quella esistente di epoca romana dove venne posta un’ epigrafe in latino, non più leggibile:

“ANNO DOMINICAE INCARNATIONIS 
MILLESIMO CENTESIMO NONAGESIMO 
SECUNDO REGNANTE DOMINO NOSTRO TANCREDO 
INVICTISSIMO REGE ANNO TERTIO 
ET FELICITER REGNANTE DOMINO NOSTRO 
GLORIOSISSIMO REGE ROGERIO FILIO EIUS 
ANNO PRIMO MENSE AUGUSTI INDICTIONIS DECIMAE HOC OPUS FACTUM EST AD HONOREM EORUNDEM REGUM”

Nel Medioevo, l’acqua della fontana veniva utilizzata non solo per abbeverare gli animali dei viaggiatori che giungevano in città come pellegrini verso la Terra Santa ma anche per l’irrigazione dei giardini circostanti e per le esigenze dei cittadini. Pasquale Camassa⁸ nella sua “Guida di Brindisi” descrive con una citazione la qualità dell’acqua che scorre con “la migliore dell’acqua”⁹.

Nel 1540 il governatore della provincia, Ferrante Loffredo¹⁰ decise di restaurare una parte della via e di ingrandire la fontana collocando sulla parete centrale tre stemmi: lo stemma della citt๹ al centro, quello¹² di Ferrante Loffredo sulla sinistra e l’arme¹³ di Carlo V¹⁴ sulla destra. Per ricordare l’ avvenimento, il governatore decise di lasciare una seconda epigrafe in latino, dove invita i viaggiatori a fermarsi per dissetarsi dopo un lungo tragitto:

“AD VIATORES 
APPIA APPIO FONS TANCREDO REGE AEDITA 
AMBO FERDINANDO LOFFREDO HEROE INSTAURATA 
QUARE STA BIBE ET PROPERA ET TRIA HAEC COMMODA HIS TRIBUS PROCERIBUS ACCEPTA REFERTO 
SINDACO IOANNE MARIA STEFANIO EX PUBBLICIS
BRUNDUSINORUM IMPENSIS ANO D. MDIL” ¹⁵ 

Nel 1828 la fontana si trovava in uno stato di totale rovina, quasi giunti al limite del totale crollo, venne presa la decisione di effettuare un secondo restauro.

Due interventi di restauro per conservare il monumento sono stati realizzati nel 1998-1999 e nel 2011 quando il Comune di Brindisi decise di stanziare dei fondi per la ristrutturazione del monumento e la riqualificazione dell’area circostante con la bonifica del giardino e gli inserimenti di panchine e del nuovo impianto d’illuminazione, riaprendola ai brindisini il 21 febbraio 2013, sotto l’amministrazione del Sindaco Cosimo Consales¹⁶ con una cerimonia alla presenza di autorità politiche e religiose.

La struttura è composta da un muro rettangolare, da due edicole¹⁷ laterali ad arco a sesto acuto¹⁸ con cupole di stile arabo, congiunte da una vasca raccolta dell’acqua che sgorga dalla bocca dei mascheroni, presenti anche nelle edicole.

BIBLIOGRAFIA:

  • Bascapè Giacomo, Del Piazzo Marcello, Insegni e simboli. Araldica pubblica e privata medievale e moderna, Roma, Ministero per i beni e le attività culturali, 2009 (nota 12)
  • Camassa Pasquale, Guida di Brindisi, Brindisi, Edizione Commerciale, 1910;
  • Del Sordo Alberto, Ritratti brindisini, presentazione di Aldo Vallone, Bari, 1983 (nota 8);
  • De Vecchi Pierluigi e Cerchiari Elda, Arte nel Tempo, Milano, Bompiani, 1991 (nota 17-18)
  • Houben Hubert, Tancredi. Conte di Lecce, re di Sicilia, Galatina, Congedo Editore, 2004 (nota 2);
  • Jurlaro Rosario, Epigrafi medievali brindisine, Studi salentini, A. 13, 1968, pp. 231-277 (nota 7);
  • Maddalena Giuseppe e Tarantino Francesco P., Delle insegne che ancora veggonsi nella città di Brindisi, Brindisi, Ed. Alfeo, 1989 (nota 12)
  • Papadia Vittorio, Brindisi: dal paganesimo al cristianesimo, Latiano, Neografica, 2002; (nota 3);
  • Riccardo di San Germano, La Cronaca, trad. di G. Sperduti, Cassino 1999, pp.29-30. (nota 2);
  • Ribezzi Petrosillo Vittoria, Guida di Brindisi, Congedo Editore, Galatina, 1993;
  • Sirago Vito Antonio, Brindisi al tempo di Augusto, in “Brundisii res”, v. 1, n. 11, 1979, pp. 21-38 (nota 1);
  • Vitolo Giovanni, Medioevo. I caratteri originali di un’età di transizione, Firenze, Sansoni, 2000; (nota 3)

SITOGRAFIA:  http://www.treccani.it (nota 6)

NOTE: 

¹ La via Appia è una strada romana lunga 360 miglia romane, di cui lavori iniziarono sotto il console Appio Claudio Cieco (350-271 a.C.) (lat. Appius Claudius Caecus) nel 312 a.C., e passava per Aricia (odierna Arriccia), Forum Appii (odierna Sezze), Anxur (odierna Terracina), Fundi (odierna Fondi), Itri, Formiae (odierna Formia), Minturnae(odierna Minturno), Sinuessa (odierna Mondragone), Capua (odierna Santa Maria Capua Vetere), Vicus Novanensis(odierna Santa Maria a Vico) per poi passare per la Stretta di Arpaia, nell’attuale provincia di Caserta. Attraversando il ponte sul fiume Isclero si raggiungeva Caudium (odierna Montesarchio), e costeggiando il monte Mauro, si scendeva verso Apollosa ed il torrente Corvo. Dopo aver attraversato una serie di ponti si giungeva a Beneventum(odierna Benevento) per poi proseguire verso Venusia (odierna Venosa), Sylvium (odierna Gravina di Puglia), Blera(nei pressi dell’odierna Santeramo), Subplatia (nei pressi dell’odierna Laterza), Canales (odierna Palagiano) eTarentum (odierna Taranto). Dalla città jonica si proseguiva per Urra (odierna Oria) fino alla città di destinazioneBrundisium, città che aveva un’importanza fondamentale per i romani grazie al suo porto.

² Secondo il cronista Riccardo di San Germano (San Germano circa 1170-1243), il matrimonio si sarebbe celebrato nel 1191 e anche la cerimonia per l’investitura ufficiale come descritto nella sua opera “Chronica”: “1191. (…) Re Tancredi, passando dalla Sicilia nella Puglia, tenuta una solenne adunanza a Termoli, si reca nell’Abruzzo, assedia il conte Rinaldo e lo costringe a passare di nuovo sotto il suo potere; e di qui, recandosi a Brindisi, dà in sposa la figlia di Isacco, imperatore di Costantinopoli, cioè Urania, al figlio Ruggero, suo secondo genito. E celebrate solennemente le nozze a Brindisi e qui coronato re suo figlio, il soprannominato re se ne tornò in Sicilia trionfante e glorioso (…).”

³ Conosciuto anche come Tancredi di Lecce (Lecce, circa 1138-20 febbraio 1194). Divenne Conte di Lecce, contea normanna che comprendeva le attuali Ostuni, Oria, Campi, Maglie, Otranto, Nardò, Torchiarolo, Squinzano, Novoli, Trepuzzi, Arnesano, Carmiano, Monteroni, Surbo, San Pietro in Lama, Lequile, San Cesario di Lecce, San Donato di Lecce, Cavallino, Lizzanello, Vernole, Melendugno, Roca; Merine, Caprarica, Galugnano, Castrì, Pisignano, Acquarica, Strudà, Vanze, Acaia, Cerceto, Serrano, Stigliano.
Brindisi come altre le città portuali dell’odierna Puglia, Taranto, Bari, Gallipoli sono state conquistate da Roberto d’Altavilla, conosciuto come Roberto il Guiscardo (Hauteville-la-Guichard, 1025 circa – Cefalonia, 17 luglio 1085 )nel 1059. Nel 1161 partecipò alla rivolta di Palermo, capitanata dal nobile Matteo Bonello con l’intento di deporre il re Guglielmo I, detto il Malo (Palermo o Monreale, 1131–Palermo, 7 maggio 1166), cugino dello stesso Tancredi, in favore di Ruggero IV. Dopo aver espugnato il palazzo reale il 9 marzo 1161 e imprigionato nelle segrete lo stesso re, il popolo decise di non seguire più la rivolta e gli insorti furono costretti a liberare il re l’11 marzo 1161. Egli venne catturato dal re e ottenne il suo “perdono” decidendolo di spedirlo in esilio a Costantinopoli fino all’anno della morte del re normanno avvenuta nel 1166 con la salita al trono del figlio Guglielmo II, detto il Buono (Palermo, dicembre 1153–Palermo, 18 novembre 1189).
Tancredi è conosciuto per le sue spedizioni militari del 1174 inviando una flotta ad Alessandria d’Egitto per sostenere iFatmidi, dinastia sciita ismailita, contro il re saraceno Saladino (Tikrit, 1137–Damasco, 4 marzo 1193), ma la rivolta venne soppressa e così i normanni si diedero al saccheggio lungo le coste mediterranee.
Nel 1185 salpò per Durazzo per attaccare l’impero bizantino ma ottenne una sconfitta subita da parte del basileusAlessio I Comneno (Costantinopoli, 1056–Costantinopoli,15 agosto 1118).
Nel 1186 Tancredi, insieme al fedele ammiraglio brindisino Margarito da Brindisi (1145 circa-1197 o 1200), decisero di aiutare Isacco Comneno di Cipro (1155 circa –1195/1196), ribellatosi ai bizantini, ottenendo un grande successo e grazie a ciò il brindisino venne nominato primo ministro della monarchia, comandante supremo navale e viene insignito del titolo di Conte di Malta.
Nel 1189 il re Guglielmo II di Sicilia morì e si aprirono la questione su chi fosse il suo successore tra la zia Costanza d’Altavilla (Palermo, 2 novembre 1154–Palermo,27 novembre 1198 ), la quale dovrebbe essere la degna successore, ma aveva l’opposizione dei cavalieri normanni in quanto non gradivano il suo matrimonio col re della dinastia sveva o della casata degli Hohenstaufen, Enrico IV (Nimega, novembre 1165–Messina,28 settembre 1197). La situazione entrò in favore di Tancredi perchè l’imperatore Federico Barbarossa (Waiblingen,1122–Saleph,10 giugno 1190) era impegnato nella III crociata (1189-1192) in Terra Santa, i coniugi furono costretti a rimanere in Germania, e così nel novembre 1189 Tancredi divenne re di Sicilia con una cerimonia di incoronazione a Palermo e con il consenso delPapa Clemente III (Roma, circa 1130-Roma, 20 marzo 1991).
Nel 1190, Riccardo I d’Inghilterra, detto Cuor di Leone (Oxford, 8 settembre 1157–Châlus, 6 aprile 1199) , re d’ Inghilterra, e Filippo II Augusto (Gonesse, 21 agosto 1165–Mantes-la-Jolie, 14 luglio 1223) , re di Francia, furono costretti a una sosta nel porto di Messina per via delle terribili condizioni meteorologiche, in particolare a causa delletempeste invernali. La convivenza tra i due durò poco a causa di dissapori legata a vicende personali, e così il re francese lasciò la Sicilia, mentre il re inglese rimase perché doveva chiarire la situazione della sorella Giovanna d’Inghilterra (Angers, ottobre 1165–Rouen, 24 settembre 1199), vedova del re Guglilemo II il Buono, rinchiusa dal re nel Castello della Zisa, nell’odierna città di Cefalù, per la questione della dote, in quanto non aveva ottenuto figli da suo marito, ma il re normanno gli concesse solo la metà della dote e così il re inglese, irritato, decise di saccheggiare la città siciliana costringendo Tancredi a stringere un accordo.
Non c’è pace per Tancredi, perché Enrico IV decise di attaccare il regno di Sicilia, con l’aiuto della flotta pisana, ottenendo una sconfitta dai normanni e di conseguenza l’imperatrice Costanza venne catturata e imprigionata aSalerno.
La morte gli giungerà il 20 febbraio 1194 per una malattia non ancora del tutto chiarito, lasciando il regno al figlio minore Guglielmo III, detto Guglielmino (Palermo,1185–1198) sotto la reggenza della madre Sibilla di Medania, conosciuta anche come Sibilla di Acerra (Acerra, 1153–1205), visto che il figlio Ruggero era deceduto l’anno precedente, e con un tranello da parte dell’imperatore ingannerà la regina Sibilla, mandando in rovina l’innocente Guglielmo, diventando re di Sicilia nel 1194.

  Ruggero III di Sicilia (1175- Palermo, dicembre 1193). E’ il primogenito del re Tancredi e della regina Sibilla. Venne nominato duca di Puglia nel 1189. Morì all’età di 19 anni.

Irene Angelo (Costantinopoli, 1181–castello degli Hohenstaufen, 27 agosto 1208), in greco Ειρήνη, figlia dell’imperatore Isacco III e della principessa Irene di probabile dinastia dei Paleoligi, divenne principessa del regno di Sicilia con il matrimonio col principe Ruggero di Sicilia. Quando il regno di Sicilia venne sottomessa agli Svevi, la principessa venne fatta prigioniera e nel 1197 si sposò col figlio dell’imperatore, Filippo di Svevia (agosto 1177 –Bamberga, 21 giugno 1208).
Morì nel 1208 presso la residenza degli Hohenstaufen, con probabilità a causa del parto della sua ultimogenita.

Isacco II Angelo (settembre 1156-Costantinopoli, 8 febbraio 1204), in greco “Isaakios II Angelos”, figlio diAndronico Angelo e di Eufrosine Castamofissa. Divenne imperatore quando il padre venne trucidato dalla popolazione bizantina nel 1185. Si allea con il re saraceno Saladino, in opposizione al Barbarossa per la terza crociata. Il fratello Alessio colse l’occasione del risentimento popolare per i privilegi alla tre repubbliche marinare,Venezia, Genova e Pisa nel 1195 lo fece deporre, accecare e fatto prigioniero, ma venne liberato nel 1203 dal figlioAlessio IV Angelo (1182–Costantinopoli, 8 febbraio 1204) grazie all’appoggio dei veneziani e riposto sul trono.
L’anno successivo entrambi furono uccisi durante un’insurrezione popolare da parte di Alessio Ducas (Costantinopoli, 1140–Costantinopoli, dicembre 1205) , detto Marzuflo per vie delle sue folte sopracciglia.

Rosario Jurlaro (Francavilla Fontana, 23 marzo 1930) ha attinto dal Giambattista Casimiro (ms. D/8, f.14 della Bibl.”Annibale de Leo” di Brindisi) il quale ha riprodotto la forma delle lettere e le abbreviature dell’ originale. La lettura U nella lingua latina veniva utilizzata la lettere V e perciò la “dicitura corretta” è: “Anno dominicae incarnationis mill(esim)o centesimo nonagesimo secv(n)do reg(n)ante d(omi)no n(ost)ro Tancredo invictissimo rege anno tertio et feliciter regnante d(omi)no n(ost)ro gloriosiss(imo) rege Rogerio filio eivs an(n)o primo mense av(gv)sti indic(tionis) decimae hoc opvs factvu(m) est ad honore(m) eorv(n)dem regvm”

Pasquale Camassa (Brindisi, 24 dicembre 1858–Mesagne, 10 dicembre 1941) conosciuto dai brindisini col soprannome di “Papa Pascalinu”. E’ passato alla storia come uno dei maggiori cultori di Brindisi del XX secolo contribuendo alla pubblicazione di libri come la “Guida di Brindisi” pubblicate nel 1897 e nel 1910, “Brindisini illustri”nel 1909 e “La romanità di Brindisi” attraverso la sua storia e i suoi avanzi monumentali nel 1934.
Nel 1890 prese il posto dell’ archeologo e grande cultore brindisino, Giovanni Tarantini (Brindisi, 15 novembre 1805–Brindisi, 9 febbraio 1889) nel Museo Civico, l’odierno Museo Provinciale “Francesco Ribezzo”. Nel 1921 fondo la “Brigata degli amanti della storia e dell’arte” e fu il promotore della tradizione brindisina la melonata ferragostale.
Il 7 dicembre 1941 la città verrà bombardata, Camassa verrà ferito, con la sua casa completamente distrutta, e trasportato in ospedale a Mesagne dove morirà il 10 dicembre 1941.

Camassa Pasquale, Guida di Brindisi, Brindisi, Edizione Commerciale, 1910, pag.

¹⁰ Ferrante Loffredo, governatore della Terra d’Otranto, regione dell’allora regno di Napoli comprendente le attualiprovince di Brindisi (togliendo Fasano e Cisternino), di Lecce, e una parte della provincia di Taranto e di Matera fino al 1663.

¹¹ La testa di cervo venne utilizzata come lo stemma della città, tuttora in uso. I messapi chiamarono la città col nome diBrunda, ovvero testa di cervo perché se si guarda la città attraverso una carta geografica, si nota la forma della testa dell’animale. Le corna, raffigurate nello stemma, simboleggiano il porto, in particolare le diramazioni del porto interno: il Seno di Ponente (destra del porto) e il Seno di Levante (sinistra del porto).

 ² Lo stemma è di tipo sannitico, chiamato anche scudo francese moderno, dalla forma rettangolare dove gli angoli inferiori sono arrotondati da archi di cerchio con un raggio di mezzo modulo. Nel caso del Loffredo la punta èdecorata da una decorazione nastriforme che poggia su una base a semplice, lineare circolare. Lo stemma in pietra bianca è abraso nel corpo dello scudo dove si possono notare dei distacchi e delle irregolarità nel margine sinistro, e anche nell‘angolo inferiore destro e nell‘angolo superiore sinistro della cornice con un nastro consunto einterrotto in diversi punti.

¹³ L’imperatore Carlo V volle inserire il suo arme in tutte le fortificazioni della città, per esempio è presente a Porta Mesagne e Porta Lecce. Nell’arme sono presenti tutti i suoi possedimenti, il Regno di Spagna, il Sacro Romano Impero, Regno di Napoli e il Ducato di Borgogna.

¹⁴ Carlo d’Asburgo (Gand, 24 febbraio 1500-Cuacos de Yuste, 21 settembre 1558). Viene conosciuto come Carlo I di Spagna, Carlo V imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo IV di Napoli e Carlo II duca di Borgogna. Figlio diFilippo d’Asburgo, detto il Bello (Bruges, 22 luglio 1478–Burgos, 25 settembre 1506) e di Giovanna d’Aragona (Toledo, 6 novembre 1479–Tordesillas,12 aprile 1555), nota per la sua pazzia.
A soli sei anni, nel 1506 ereditò i territori del padre, i Paesi Bassi, il Lussemburgo, l’Artois e la Franca Contea.
Nel 1515 con la morte della madre Giovanna, ottenne i territori della Castiglia, e l’anno successivo nel 1516 con la morte del nonno materno Ferdinando II d’Aragona, detto il Cattolico (Sos, 10 marzo 1452–Madrigalejo, 23 gennaio 1516), eredita i territorio dell’Aragona. Non eredita solo i territori spagnoli ma anche il Regno di Napoli e le colonie americane.
Il 12 agosto 1519 muore il nonno paterno Massimiliano I d’Asburgo (Wiener Neustadt, 22 marzo 1459–Wels, 12 gennaio 1519) e venne eletto imperatore del Sacro Romano Impero a Francoforte, mentre la cerimonia d’incoronazione avvenne nella cattedrale di Aquisgrana, un tempo sede della corte dell’imperatore Carlo Magno, il 23 ottobre 1520 dall’arcivescovo di Colonia.
Da quel giorno sarà il sovrano più temuto dalle altre potenze europee, in particolare dalla Francia di Francesco I di Valois (Cognac, 12 settembre 1494–Rambouillet, 31 marzo 1547) e dall’ Inghilterra di Enrico VIII Tudor (Greenwich, 28 giugno 1491–Londra, 28 gennaio 1547).
Nel 1521 decise di scendere in Italia e occupò il Ducato di Milano, sotto il controllo francese, e quattro anni dopo nel 1525 sconfisse l’esercito francese nella battaglia di Pavia. Le altre città italiane, in particolare Venezia e Firenze con l’aggiunta dello Stato Pontificio, temendo la minaccia imperiale decisero di allearsi con la Francia.
Nel 1529 venne firmato un accordo tra Carlo V e Francesco I di Francia, la Pace di Cambrai, il quale pose fine a qualsiasi pretesa francese sull’Italia.
Nel 1530 l’imperatore fece ritornare la dinastia dei Medici, nella città di Firenze, e in quello stesso anno il papa Clemente VII (Firenze, 26 maggio 1478–Roma, 25 settembre 1534) lo incoronò re d’Italia il 22 febbraio a Bologna.
Nel 1536 riprese le ostilità nei confronti della Francia per la “questione milanese” prima con Francesco I e successivamente col figlio Enrico II di Valois (Saint-Germain-en-Laye, 31 marzo 1519–Parigi, 10 luglio 1559), fino al 1556 quando venne firmata la pace di Cateu-Cambrèsis che sancì definitivamente il dominio spagnolo sull’Italia.
Carlo V non dovette risolvere questioni di politica estera, ma anche questioni religiosi da quando il mercoledì del 31 ottobre 1519 un monaco agostiniano tedesco, Martin Lutero (Eisleben, 10 novembre 1483–Eisleben,18 febbraio1546) affisse sulla porta della Cattedrale di Wittenberg le celebri 95 tesi che farà scalpore nella corte papale romana. Così l’imperatore decise di combattere i luterani con l’ Editto di Worms del 1521, il quale li scomunicò.
Nel 1526 e nel 1529 convocò due Diete nella città di Spira (attuale Speyer in Germania), dove nella prima ha comportato una momentanea sospensione dell’editto del 1521 e l’aiuto per l’espansione del protestantesimo, ma saranno ripudiate tre anni dopo.
Nel 1531 i principi protestanti decisero di fondare la Lega di Smalcalda, con cui si andranno alle armi nella guerra del 1546-1547 ottenendo una vittoria cattolica che sarà inutile per via del riconoscimento dell’imperatore alla Pace di Augusta del 1555 concedendo il diritto ai principi tedeschi la religione da praticare.
Un’altra delle tante questioni che l’imperatore dovette risolvere è la “questione ottomana”. Il sultano Solimano II (Trebisonda, 6 novembre 1494–Szigetvár, 6 settembre 1566) , nel 1529 si avvicinò alla città di Vienna e le sue flotte attaccarono le coste spagnole e dell’Italia meridionale. L’imperatore non poteva rimane impassibile e decise di attaccarli, conquistando Tunisi nel 1535 ma dovette ritirarsi per via di una terribile tempesta nel tentativo di conquistareAlgeri.
Continuò la politica coloniale nelle Americhe dei suoi precedessori, ma l’età inizia a farsi sentire per lui che decise diabdicare nel 1555-1556 ritirandosi presso il convento di Yuste dove si spegnerà nel 1558 lasciando la corona austriaca al fratello Ferdinando I d’Asburgo (Alcalá de Henares, 10 marzo 1503–Vienna, 25 luglio 1564) e la corona di Spagna con tutti i territori in suo possesso al figlio Filippo II (Valladolid, 21 maggio 1527–San Lorenzo de El Escorial, 13 settembre 1598).

¹⁵ L’epigrafe nella versione originale: “Ad viatores Appia Appio fons Tancredo rege aedita ambo Ferdinando Loffredo heroe instavrata qvare sta bibe et propera et tria haec commoda his tribvs proceribvs accepta referto sindaco Ioanne Maria Stefanio ex pvbblicis brvndvsinorvm impesis A.D. MDIL”

¹⁶ Cosimo Consales (Brindisi, 13 maggio 1959). Viene nominato Sindaco di Brindisi, il 7 maggio 2012.

¹⁷ In origine era una struttura architettonicamente, a forma di un tempietto che ospitava una statua. L’ incorniciatura, di un vano, poteva consistere in una porta, finestra o un’altra apertura, o una nicchia¹⁹ nel muro, ottenuta tramite duecolonnine o pilastri, sorreggenti un frontone dalla forma triangolare o curvo o una cuspide.

¹⁸ E’ un importante elemento architettonico dove gli elementi curvilinei scaricano il peso delle costruzioni sovrastantisui piedritti. Gli elementi dove l’arco appoggia sono nominati imposte e la loro distanza si chiama corda. Questo è formato da conci tenuti dalla malta o dal cemento e il blocco a cuneo alla sommità dell’arco è denominato chiave: la sua distanza dalla corda è denominata freccia. La superfice interna è denominata estradosso, mentre il sottarco è la parte inferiore della struttura. Le tipologie di arco vengono classificate in base al sesto, cioè all’andamento della curva, e possono classificare in arco a sesto acuto o a pieno centro, arco ribassato o a sesto scemo, arco rialzato,arco ellittico, arco a ferro di cavallo o moresco, arco a Tudor o inglese, arco rampante, arco a inflesso e arco lombato. In questo caso si tratta di un arco a sesto acuto, denominato anche ogiva, costituito nella curva da due sezioni di cerchio con centro diverso che si congiungono formando una punta.

¹⁹ Si tratta di un incavo entro lo spessore di un muro che può essere a pianta semicircolarerettangolare poligonale, solitamente utilizzato per accogliere una statua e chiuso in alto con un quarto di sfera (Foto da: brindisiweb.it/ e pugliapositiva.blogspot.it).

By |2016-10-24T02:36:50+00:00Ott 24th, 2016|Medioevo|0 Commenti

About the Author:

Scrivi un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: