////La Prostituzione nell’Antica Grecia: il Quartiere “a Luci Rosse” di Atene

La Prostituzione nell’Antica Grecia: il Quartiere “a Luci Rosse” di Atene

Vaso a figure rosse proveniente dall'Antica Grecia che ritrae una prostituta con un cliente

Vaso a figure rosse proveniente dall’Antica Grecia che ritrae una prostituta con un cliente

Ebbene si, anche Atene, culla della civiltà greca e di tutto il mondo antico, aveva il suo quartiere “a luci rosse“, un po’ come accade oggi ad Amsterdam…con le dovute differenze, ovviamente.

Il Ceramico, un rione brulicante di genti e di attività che si estendeva appena fuori la città, era anche quello in cui si recavano tutti coloro che erano alla ricerca di piacere a pagamento e non potevano permettersi le cortigiane a domicilio.

Fu il grande legislatore Solone, nell’ambito della sua riforma in materia di prostituzione, a decidere di concentrare la maggior parte delle case di tolleranza al Ceramico, dove ancora oggi, sui muri di ciò che di esse resta, si possono leggere scritte dal contenuto più o meno esplicito riferito alle donne che vi prestavano “servizio” e agli uomini che le frequentavano.

E’ bene specificare che, alla base della riforma soloniana, vigeva il pensiero generale e tipicamente greco che voleva la donna ad un livello intellettivo più basso rispetto all’uomo, un concetto ampiamente e chiaramente espresso da alcuni passi della suddetta legge, tra cui quello seguente, rivelatore di un maschilismo a dir poco irritante:

“Le prostitute le abbiamo per il piacere, le concubine per le cure di tutti i giorni, e le spose per avere una discendenza legittima

Busto di Solone

Busto di Solone

e una fedele custode del focolare”.

Una concezione tanto irriguardosa della donna e del suo ruolo nella società, così spudorata nella sua valenza discriminatoria da giungere apertamente a creare una ripartizione del genere femminile basata su una gerarchia delle loro attribuzioni sessuali, era la stessa che vedeva nella regolamentazione della prostituzione un provvedimento di salute pubblica, nel senso che, avere a disposizione in luoghi a ciò adibiti ragazze con le quali poter soddisfare ogni desiderio carnale, permetteva ai giovani maschi ateniesi di togliersi ogni sfizio senza inficiare la virtù delle brave ragazze loro coetanee.

E a nessuno importava che la maggior parte delle cosiddette “donne da bordello” fosse costituita da povere schiave vendute e comprate come qualsiasi altra merce di scambio (wikipedia.org e informagiovani-italia.com).

 

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2 Comments

  1. Stefano Mag 21, 2014 al 9:40 pm - Rispondi

    Certo che avevano una grossa considerazione della donna…….purtroppo penso che per qualcuno sia un pensiero attuale……..:)

    • Maria Paola Macioci Mag 21, 2014 al 10:20 pm - Rispondi

      Peggio per loro però! 😉

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